“La Risoluzione 1701 non ha mai né pensato né detto di disarmare Hezbollah, perchè Hezbollah non è disarmabile.
Almeno non nel breve periodo. E non senza un articolato (e lungo) processo politico”.
E’ quanto afferma il generale Claudio Graziano, comandante militare e capo missione di UNIFIL, l’ufficiale italiano alla guida della forza multinazionale schierata a difesa della pace tra il fiume Litani e la cosiddetta blue line che dal 2000 separa Libano e Israele.
“Fino al 2000, prima di ritirarsi a sud della linea blu – dice in un’intervista a Famiglia Cristiana – l’esercito israeliano ha occupato il Libano meridionale, considerandolo fascia di sicurezza. Ha subito numerosi attacchi da parte di Hezbollah e non è mai riuscito a disarmarlo.
D’altronde, disarmare quella che una parte considera forza di resistenza legale (molto radicata sul territorio, tra le comunità sciite, nonché rappresentata in Parlamento) e che la controparte giudica, invece, milizia irregolare dedita al terrorismo, é possibile soltanto ricorrendo a metodi brutali, inammissibili”.
Graziano ricorda che “il disarmo, non solo di Hezbollah ma di tutte le milizie libanesi, é previsto da un’altra risoluzione dell’Onu, la 1559, che imbastisce un progetto politico di riconciliazione nazionale e di recupero pieno della sovranità, al riparo da interferenze straniere, che necessita tempi lunghi e costante pressione della comunità internazionale, la quale deve continuare a garantire sul terreno una forza credibile come quella attuale, tale da scoraggiare qualunque fuga in avanti di chicchessia”
“Per la verità – spiega ancora il comandante di UNIFIL -, in nessun punto la risoluzione 1701, approvata dal Consiglio di sicurezza nell’agosto 2006, menziona il disarmo di Hezbollah. Detta un principio assoluto: nella zona compresa tra il Litani e la blue line, un’area di circa 2.000 chilometri quadrati abitata grosso modo da mezzo milione di persone, soltanto i soldati regolari libanesi e i militari dell’UNIFIL possono portare armi. vietata anche la caccia.
L’UNIFIL, inoltre, deve evitare che si manifestino atti ostili nella zona delle operazioni.
Noi siamo qui per garantire la sicurezza e promuovere la pace – conclude il generale Graziano – Qualunque altro scenario significherebbe il fallimento della 1701. Dobbiamo resistere un paio d’anni. Non é ancora pace piena, ma non sarà guerra”.
Queste le dichiarazioni del comandante delle forze UNIFIL ma la realtà politica è ben altra. Se non si può disarmare Hezbollah che, invece, si sta riarmando, allora le forze ONU cosa ci stanno a fare? Forse quello che tutti sospettavano? E cioè fermare l’avanzata delle truppe Israeliane ed il conseguente annientamento delle forze irregolari tanto amiche del baffetto nostrano?



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allora le forze ONU cosa ci stanno a fare?
beh, a fare manovra di retroguardia anti- germania nel CdS (chissà se efficace…).
E poi a farsi sparare addosso così da giustificare un ritiro immediato appena riprendono le ostilità…
Meglio facevamo a riarmare i libanesi…
Toh, Graziano ammette candidamente ciò che noi avevamo detto un anno fa causando scandalo tra i benpensanti.
Meno male! Chè il giorno dopo un eventuale disarmo Tsahal se la spasserebbe già nei bordelli di Beyrut…
W l’Hezbolla!
Sentivamo la mancanza del commenti di un idiota. Torna che ci fai tanta pena.